mercoledì 31 dicembre 2014

Riflessione finale

 


Wild Nahani


"La civiltà non è altro che il distacco dell'uomo dalla natura. Quando l'uomo viene distaccato dalla natura perde l'innocenza naturale, perde la semplicità della vita e conseguentemente aumenta le proprie ambizioni e miserie..."*

 **Lao-Tse**


"Mi sembra inconcepibile che un rapporto etico con la terra possa esistere senza provare per essa amore, rispetto e ammirazione, e senza un’alta considerazione del suo valore. Parlando di valore mi riferisco, naturalmente, a qualcosa di molto più vasto del semplice valore economico, intendendo quindi il termine in senso filosofico.

Forse il pericolo che minaccia più gravemente l’evoluzione di un’etica della terra è il fatto che i nostri sistemi educativi ed economici vanno nella direzione opposta a quella che li condurrebbe verso lo sviluppo di un’intensa consapevolezza della terra. L’uomo moderno è separato dalla terra da troppi intermediari e arnesi; non ha un rapporto vitale con essa e per lui ‘terra’ significa solo lo spazio fra una città e l'altra, dove si producono i raccolti. Se lo si lascia libero un giorno in campagna, in un luogo che non sia un campo da golf o un belvedere, si annoierà a morte... In poche parole, la terra ormai gli va stretta."*

**Aldo Leopold** (*A Sand County Almanac*)


1. Il Tramonto del Razionalismo Tecnologico e il Bisogno di un'Asimmetria Naturale


La svolta filosofica, sociale ed economica impressa dall’Illuminismo al mondo occidentale a partire dal XVIII secolo, proseguita poi con il positivismo, è approdata nei nostri giorni nell’acritico trionfo del **razionalismo tecnologico**. Effetti così radicali, prodotti da una *Weltanschauung* (visione del mondo) tanto complessa, non possono essere contrastati se non mediante una filosofia radicalmente diversa.


Purtroppo, all’interno del pensiero filosofico di cui l'Occidente si è nutrito sin dai tempi dell’antica Grecia, si cercherebbe invano una visione della vita sottratta al determinante influsso dell’**antropocentrismo** e ispirata a una concezione unitaria e paritetica del rapporto uomo-natura. Per ritrovare un equilibrio, occorrerebbe liberare la mente da un "razionalismo eccessivo" e uscire dalla finta simmetria con cui pretendiamo di imbrigliare gli eventi.


Uno "status asimmetrico" genererebbe continue variabili favorevoli alla compenetrazione degli opposti, fusi in un tutto unico all’interno della dialettica della natura. Come ci ricorda la profonda saggezza nativa:


"È così triste vedere la gente cercare di uniformarsi agli altri. Per essere tutti la stessa cosa. Ebbene, noi siamo come i fiori della terra. Sarebbe davvero una noia uscire dalla propria casa e non vedere che pratoline, pratoline nere e bianche. Un popolo diverso, delle idee e delle credenze diverse: ecco ciò che rende la vita molto più interessante."

**Cecilia Pitchell** (Nazione Mohawk)


 2. Individualismo, Anarchismo ed Ecologia Sociale


Nel tentativo di svincolarsi dalle catene dell'idolatria del potere — esercitato dall'uomo nelle sue varie forme associative, dalla famiglia al clan fino allo Stato — da più parti si è cercato di individuare nel pensiero anarchico una costruzione filosofica capace di affrancare l'individuo.


Occorre tuttavia chiarire che le tendenze ambientaliste inclini all'anarchia si rifanno alla sua dimensione filosofica, e non necessariamente al movimento politico storico rappresentato da figure come William Godwin, Max Stirner, Michail Bakunin, Petr Kropotkin o Pierre-Joseph Proudhon. Stirner stesso, pur appartenendo alla sinistra hegeliana, si opponeva alla dissoluzione dell'individuo nell'onnicomprensività dello Spirito, rivendicando il singolo come unica reale entità e valore.


All’interno di questa visione, l'individuo esprime le sue esigenze primarie in prima persona, ribaltando il rapporto tra società e ambiente: non sono i precetti imperativi a determinare la virtù, ma la libera autoregolazione del singolo. Come sintetizzato con efficacia da Odin:


"Noi vogliamo che l’umanità sia felice. Ma l’umanità non è un’entità reale, solo gli individui che la compongono sono delle entità reali. Quando dico 'voglio che l’umanità sia felice', voglio che gli individui siano felici. Non si tratta della famosa felicità di ognuno grazie alla felicità di tutti, ma dell'inverso: la felicità di ognuno ha ognuno come agente. Dato che ogni individuo è unico, insostituibile e incarna l’umanità intera, che faccia prima di ogni altra cosa la sua rivoluzione personale! Che si liberi per primo e che aiuti gli altri a liberarsi, uno dopo l’altro!"


Sebbene l'anarchismo storico non abbia trasferito direttamente le sue idee sociali sulle problematiche ambientali — complici la matrice antropocentrica dell'epoca e i limiti della filosofia occidentale — la scuola libertaria contemporanea ha colmato questo silenzio. Pensatori come **Paul Goodman** hanno opposto alla civiltà tecnologica l'idea di una realtà umana e naturale come un tutto unico e simbiotico.


E con **Murray Bookchin** e la sua *Ecologia Sociale*, il principio del dominio viene riconosciuto come la radice stessa della catastrofe ecologica:


"Portando all’estrema coerenza teorica i presupposti del pensiero ecologico, Bookchin dimostra che il principio del dominio è la causa della rovina totale dell’uomo. Non una rovina unicamente morale o culturale, ma totale, poiché la catastrofe ecologica finirà col disseccare le fonti stesse della vita. La salvezza sta nel dissolvimento del principio del dominio. A fronte della civiltà del dominio sta contrapposta la civiltà della vita presa nella sua interezza."

**G. Berti** (*su Murray Bookchin*)


A tal proposito, lo stesso Bookchin denunciava la perdita della carica rivoluzionaria nel mondo moderno:


"Per quanto inquinati, ideali di libertà continuano ad esistere fra noi. Eppure il progetto rivoluzionario non è mai stato così compromesso dall'imborghesimento. Parole come 'radicalismo' e 'sinistra' rischiano di perdere completamente di senso: quanto oggi passa per radicale, solo un paio di generazioni fa sarebbe stato rifiutato come semplice riformismo ed opportunismo politico."

**Murray Bookchin**


3. La Semplicità Ritrovata e il Valore dell'Ecotopia


La soluzione primaria ai problemi ambientali non risiede in palliativi tecnici, ma in una ricostruzione *ex novo* del nostro modello di vita personale e sociale. In questo senso, la celebre scelta di vita di Carl Gustav Jung risuona come un insegnamento spartano di straordinaria attualità:


"Ho rinunciato alla corrente elettrica: io stesso accendo il focolare e la stufa, e a sera accendo le vecchie lampade. Non ho acqua corrente, e pompo l’acqua da un pozzo; spacco la legna, e cucino il cibo. Questi atti semplici rendono l’uomo semplice: e quanto è difficile essere semplici!"

**Carl Gustav Jung**


Questa profonda riflessione ci offre una luce di speranza: *le api vivono nell’ombra dell'alveare, ma ritrovano sempre la strada per la luce.*


E a chi critica o tenta di sminuire la forza dei pensieri radicalmente opposti al modello industriale dominante, rispondono Bill Devall e George Sessions:


"Inventare un futuro ecotopico ha un valore pratico. Ci aiuta a puntualizzare i nostri obiettivi, offre un ideale che, se anche non si realizzerà mai completamente, mantiene sempre desta l’attenzione verso la sua realizzazione. Grazie a questa visione possiamo cogliere la distanza fra come la realtà dovrebbe essere e com’è oggi nella società industrial-tecnocratica."

**B. Devall e G. Sessions** (*Deep Ecology*)


4. L'Eco della Wilderness Perduta


"Da qualche parte a est un lupo ululò in tono leggermente interrogativo. Riconobbi la voce perché l’avevo udita molte volte in precedenza... Ma per me era una voce che parlava del mondo perduto un tempo nostro, prima che scegliessimo un ruolo in contrasto con esso; un mondo di cui avevo avuto un barlume e in cui ero quasi entrato... soltanto per restarne escluso, alla fine, dal mio stesso io."

**Farley Mowat** (*Mai gridare al lupo*)


5. Parole Profetiche e Chiusura


Questo capitolo segna la conclusione delle riflessioni di questo sito web. Non potremmo chiudere questo percorso — spesso pervaso da un incolpevole ma lucido pessimismo — se non affidandoci allo scritto profetico di **Leonardo da Vinci**, intitolato *Della crudeltà dell’omo*:


"Vedrassi animali sopra la terra, i quali sempre combatteranno infra loro e con danni grandissimi e spesso morte di ciascuna delle parte. Questi non aran termine nella loro malignità; per le fiere membra di questi verranno a terra gran parte degli alberi delle gran selve dell’universo; e poi ch’è saran pasciuti il nutrimento dei lor desideri sarà di dar morte e affanno e fatiche e paure e fughe a qualunque cosa animata.

E per la loro ismisurata superbia questi si vorran levare inverso il cielo, ma la sperchia gravezza delle lor membra gli terrà in basso. Nulla cosa resterà sopra la terra o sotto la terra e l’acqua, che non sia perseguitata, remossa o guasta; e quella d’un paese remossa nell’altro; e 'l corpo di questi si farà sepoltura e transito di tutti i già lor corpi animati.

O mondo, come non t'apri, e e' precipita nell'alte fessure de' tua gran balatri e spelonche, e non mostrare più al cielo sì crudele e dispietato mostro."

**Leonardo da Vinci**


Congedo


"L’uomo deve trovare la pace con se stesso per illuminare il proprio cammino."


"Se perderemo veramente il mondo selvaggio — parafrasando un famoso scritto di Christa Wolf — *il dolore si impadronirà di noi. Ma grazie ad esso, dopo, e qualora un "dopo" ci sarà, ci reincontreremo: e se dovessimo rivivere il selvaggio, creeremo forse finalmente con esso un eterno rapporto di verità, di unione, d’infinito ed indissolubile rispetto..."


Wild Nahani