martedì 26 febbraio 2019

Messaggio delle sei nazioni Irochesi confederate al mondo occidentale. “Spiritualismo: la più alta forma di coscienza politica”

 Wild Nahani



“L’Houdenosaunee - Confederazione delle Sei Nazioni Irochesi - esiste su questa terra da tempo immemorabile.

La nostra è una fra le culture più antiche ancora viventi nel mondo intero.

All’inizio, ci venne insegnato a prenderci cura l’uno dell’altro e a mostrare rispetto per tutti gli Esseri della Terra.

Ci venne mostrato che la nostra vita può esistere solo grazie alla vita degli alberi, che il nostro benessere dipende dal benessere del mondo vegetale e che siamo strettamente legati agli esseri a quattro zampe.

Per questo, nella nostra cultura, la coscienza spirituale è la più alta forma di politica. (...)

Gli insegnamenti originali dicono che chi cammina sulla terra deve esprimere grande affetto, rispetto e gratitudine verso tutti gli spiriti che creano e sostengono la vita.

Dobbiamo gratitudine e ringraziamento a chi ci aiuta: al grano, ai fagioli, alle zucche, al vento e al sole...

Quando l’uomo cessa di rispettare e di essere grato a tutto ciò, allora la vita è distrutta, la vita umana si avvia verso la fine. (...)

Il nostro messaggio al mondo è essenzialmente un’esortazione al risveglio della coscienza.

La distruzione delle culture e dei popoli nativi è parte di un processo, che contemporaneamente attacca la vita animale e quella delle piante, la vita del pianeta tutto.

Questo processo consiste nell’affermazione di un sistema sociale e delle sue tecnologie: è, precisamente, la civilizzazione occidentale. (...)

L’attacco alla cultura irochese, col sistema delle riserve, è solo un piccolo aspetto dell’azione colonialista e imperialista, che si esercita sul mondo intero.

A partire dal tempo di Marco Polo, l’Occidente ha messo a punto un sistema di mistificazione nei confronti di tutti i popoli della Terra.

La maggior parte di questi non trova le sue radici nella cultura e nella tradizione occidentale.

Le trova nel mondo naturale, e sono proprio le tradizioni legate al mondo naturale che devono prevalere perchè si sviluppino società veramente libere ed egualitarie.

E’ necessario, a questo punto, cominciare un lavoro di analisi critica dei processi storici occidentali, per svelare la natura profonda delle condizioni di sfruttamento ed oppressione cui l’umanità è sottoposta.

Nello stesso momento in cui cominciamo a conoscerla, dobbiamo reinterpretare la storia dei popoli del mondo.

D’altra parte, è un fatto che la gente più oppressa e sfruttata è proprio la gente dell’Occidente.

E’ stata caricata del peso di secoli di razzismo, di ignoranza, fino a diventare insensibile alla vera natura della propria vita. Dobbiamo, con la massima coscienziosità e continuità sfidare ogni modello, ogni programma, ogni processo, che l’Occidente cerchi di imporci.

Paulo Friere scrisse, in Pedagogia dell’oppresso, che nella natura dell’oppresso c’è l’imitazione dell’oppressore e che, attraverso tale atteggiamento, esso cerca di riscattarsi psicologicamente dalle condizioni in cui si trova.

Dobbiamo imparare a resistere a questo tipo di trappola. La gente che vive su questo pianeta ha bisogno di rompere con l’angusto concetto di liberazione umana, e deve cominciare a vedere la liberazione come qualcosa da estendere all’intero mondo naturale.

E’ necessaria una liberazione di tutto quel che sostiene la vita: il sacro intreccio della vita.

Noi sentiamo che i Popoli Nativi dell’emisfero Ovest possono continuare a contribuire alla possibilità di sopravvivenza della specie umana.

La maggior parte della nostra gente vive in accordo con la tradizione, tradizione che trova le proprie radici nella Madre Terra.

Ma i popoli nativi hanno bisogno di un forum, dal quale far udire la propria voce.

Abbiamo bisogno dell’alleanza con gli altri popoli del mondo, nella lotta per la riconquista ed il mantenimento delle nostre terre ancestrali e per la possibilità di vivere come vogliamo.

Sappiamo che non è facile.

La protezione e la liberazione dei popoli e delle culture legati al mondo naturale sono, nella nostra concezione, elementi che devono entrare a far parte della strategia politica di chi si batte per restituire dignità all’uomo; questo, ovviamente, dà fastidio a molti stati nazionali. (...)

I Popoli Nativi Tradizionali sono la chiave per rovesciare il processo di civilizzazione occidentale, che minaccia un futuro di inimmaginabili sofferenze e distruzioni.

Lo Spiritualismo è la più alta forma di coscienza politica.

Noi, i Popoli Nativi dell’emisfero Occidentale, siamo, fra quelli sopravvissuti, in possesso di questo tipo di coscienza.

Siamo qui per comunicarvi il messaggio”.


* (tratto da: AA.VV., 1994 pagg. 26-27 per contribuire alla diffusione della voce dei popoli nativi).

sabato 23 febbraio 2019

Wilderness ed Ecologia Profonda: Il Paradigma dell’Ecosofia T - Wilderness and Deep Ecology: The Paradigm of Eco-philosophy T



Nel panorama del pensiero ambientale contemporaneo, l'Ecologia Profonda (Deep Ecology) — formulata dal filosofo e alpinista norvegese Arne Næss — rappresenta una rottura radicale con l'ecologismo riformista o antropocentrico. Se quest'ultimo considera la natura come un mero insieme di "risorse" da gestire con maggiore efficienza per garantire la sopravvivenza ed il benessere economico dell'umanità, l'Ecologia Profonda compie un salto ontologico: riconosce che ogni forma di vita possiede un valore intrinseco, del tutto indipendente dalla sua utilità per la specie umana.

Al centro di questa visione si colloca l'concetto di Ecosofia T (Eco-philosophy), dove la "T" richiama la baita di Tvergastein sul monte Hallingskarvet, luogo di isolamento e contemplazione austera di Næss. L'Ecosofia non è una teoria accademica astratta, ma una saggezza personale di vita, una filosofia dell'armonia ecologica. Essa si fonda sul processo di Autorealizzazione estesa (Self-realization): il passaggio dall' "io" individuale ed egocentrico al "Sé" ecologico, in cui l'essere umano comprende di non essere un'entità separata dal mondo naturale, bensì un nodo integrato nella rete della vita.

In questo quadro, la Wilderness non è semplicemente un'area geografica priva di infrastrutture o un parco giochi per il turismo ecologico. La wilderness è il Santuario dell'Autonomia Biotica, il luogo supremo in cui i processi evolutivi e la biodiversità si manifestano senza l'ingerenza e la manipolazione antropica. Salvaguardare la natura selvaggia significa difendere il diritto originario della Terra di seguire la propria rotta evolutiva, ponendo un freno alla pressione demografica, all'iper-tecnologia e all'espansione economica illimitata.

L'Ecologia Profonda e la wilderness ci chiedono un atto di profonda umiltà: ridimensionare le nostre pretese di dominio e riscoprire la Terra non come un oggetto da gestire, ma come una comunità sacra a cui apparteniamo.

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[ENGLISH]

In the landscape of contemporary environmental thought, Deep Ecology — as articulated by Norwegian philosopher and mountaineer Arne Næss — marks a radical departure from reformist or anthropocentric environmentalism. While the latter views nature merely as a collection of "resources" to be managed more efficiently for human economic survival and comfort, Deep Ecology makes an ontological leap: it recognizes that every form of life holds intrinsic value, completely independent of its utility to humanity.

At the core of this worldview lies the concept of Eco-philosophy T (Ecosophy T), where the "T" honors Tvergastein, Næss's remote mountain hut on Mount Hallingskarvet. Ecosophy is not an abstract academic theory, but a personal wisdom for living — a philosophy of ecological harmony. It rests upon the process of wide Self-realization: moving beyond the egoic, individual self to the ecological Self, wherein humans realize they are not separate entities standing above the natural world, but deeply integrated nodes within the web of life.

Within this framework, Wilderness is far more than a geographical area lacking infrastructure or a playground for ecotourism. Wilderness is the Sanctuary of Biotic Autonomy, the ultimate realm where evolutionary processes and biodiversity unfold free from human interference and manipulation. Safeguarding wild nature means defending the Earth's inherent right to chart its own evolutionary course, placing necessary limits on human population growth, hyper-technology, and unchecked economic expansion.

Deep Ecology and wilderness demand a profound act of humility: scaling back our claims of dominance and rediscovering the Earth not as a resource to be managed, but as a sacred community to which we belong.