Wild Nahani
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| Illustrazione di Elzbieta Mielczarek |
“Quando avrete inquinato l'ultimo fiume, catturato l'ultimo pesce, tagliato l'ultimo albero, capirete, solo allora, che non potrete mangiare il vostro denaro.”
— Profezia Cree
1. Oltre la Scienza: La Conservazione come Disciplina Filosofica
La conservazione della Natura può essere definita una vera e propria scienza filosofica, intrinsecamente legata all'ecologia. Sarebbe tuttavia un grave errore concettuale considerare la tutela degli ecosistemi come un'esigenza confinata alla sola sfera scientifica o accademica: essa possiede una portata ben più vasta, che spazia dall'etica alla sociologia, fino alla visione politica globale.
La scienza ecologica fornisce le basi analitiche, ma la conservazione deve poi percorrere una propria strada, spesso irta di ostacoli sistemici. Entrando in evitabile conflitto con la brama di profitto e lo sfruttamento economico, la protezione del mondo naturale incontra un'opposizione tenace, cieca e totalizzante.
Dinanzi alla devastazione ambientale, persino il naturalista rischia talvolta di rimanere sopraffatto, faticando a mantenere il rigore analitico necessario ad affrontare la crisi. Ma quando ha la sorte di addentrarsi nei luoghi non ancora profanati dal degrado, il dialogo incessante della Natura torna a rivelarsi in tutta la sua maestà.
“Una foresta ininterrotta si stende da tutte le parti della capanna in cui scrivo, fluisce innanzi, in un cupo fiotto ondeggiante, verso settentrione, fino all’Oceano Artico... Nessuna ferrovia la traversa per bruciare e distruggere, nessun colonizzatore la rovina con il fuoco e con l’ascia. Da ogni eminenza si possono contemplare leghe innumerevoli di Foresta, che non nutrirà mai le fauci affamate del commercio.
Tutti i sogni sono diventati veri. È scomparsa la paura assillante di una mano vandalica. La vita selvatica, in tutte le sue numerose varietà, ci passa ora quasi a portata di mano... La Natura vive, procede e fluisce tutto intorno nel suo assetto armonioso e metodico. Il ciclo continua...”
— Wa-Sha-Quon-Asin (Gufo Grigio), 1940
2. Il Limite dello Sviluppo e il Dramma dell'Impatto Antropico
Di fronte al collasso globale, la domanda s'impone: la nostra civiltà può avere un futuro?
La risposta rischia di essere drammaticamente negativa se l'umanità rimarrà prigioniera di un modello di sviluppo basato sulla crescita illimitata, sulla sovrappopolazione e sul consumo frenetico di energia e risorse finite.
L'impatto delle attività umane si esercita ormai su ogni matrice ambientale: acqua, aria, suolo, flora e fauna. Ciò che in passato era biologicamente riassorbibile o sostenibile a livello locale, con la tecnologia moderna e l'Iper-antropizzazione è diventato devastante. Se una singola persona raccoglie un fiore in un prato, il prato non ne risente; ma se quell'azione viene moltiplicata per milioni di individui, l'ecosistema viene annientato.
È la parabola del turismo di massa e della pressione antropica sugli ultimi santuari naturali: la pretesa di rendere fruibili ovunque i luoghi selvaggi — come gli ultimi habitat dell'orso bruno o dei grandi predatori — significa decretarne la scomparsa definitiva.
“La visione dell’uomo ‘signore del creato’, in pieno diritto di distruggere o alterare tutto, è dura a morire. Certe culture, più di altre, hanno manifestato una profonda ostilità verso qualsiasi cosa naturale: questo spiega perché in alcuni paesi industrializzati la degradazione sia immensamente maggiore.”
— L. Storer et al. (1984)
3. La Trappola dell'Antropocentrismo e il Valore in Sé
I problemi ambientali sono ecumenici e non si arrestano di fronte ai confini politici. È del tutto velleitario pensare di ricomporre l'equilibrio della Biosfera curando singole "macchie" slegate da una visione globale (Dorst, 1990).
Occorre però fugare il più grave equivoco del pensiero contemporaneo: la pretesa di tutelare l'ambiente in funzione dell'essere umano.
L'uomo non è l'ombelico della Natura, ma un semplice tassello dell'ecosistema. Subordinare la conservazione della Terra al primato umano ("non inquinare altrimenti ci ammaliamo", "salviamo la foresta perché produce il nostro ossigeno") significa ricadere nel medesimo atteggiamento utilitaristico che ha causato il disastro.
L'Ecocentrismo impone l'inversione della prospettiva:
Un bosco vetusto o una valle selvaggia non vanno salvati per l'uomo, ma per il bosco e la valle in sé stessi. Il benessere umano sarà solo un riflesso indiretto, mai lo scopo primario dell'azione conservazionista.
“Sono andato alla fine della terra, sono andato alla fine delle acque, sono andato alla fine del cielo, sono andato alla fine delle montagne: non ho trovato nessuno che non fosse mio amico.”
— Canto Navajo
Mentre l'egocentrismo degli altri esseri viventi risponde a dinamiche istintive che mantengono l'equilibrio complessivo della Biosfera, l'egocentrismo umano è consapevole, premeditato e distruttivo.
“Un californiano mi diceva che se i filosofi vivessero tra i suoi monti, i loro sistemi sarebbero diversi da quelli che la tradizione europea ci ha tramandato da Socrate in poi. Quei sistemi erano antropocentrici, ispirati dalla fatua nozione che l’uomo o l’umana ragione siano il centro dell’universo. Questo è ciò che i monti e le foreste dovrebbero farvi vergognare di asserire.”
— George Santayana (Discorso a Berkeley, 1911)
4. La Centralità del Territorio e l'Unità dell'Ecosistema
Come evidenzia Franco Zunino (fondatore dell'Associazione Italiana per la Wilderness), l'uomo deve imparare a tirarsi indietro non appena la sua presenza incide negativamente sulla Natura, senza cercare cavilli per giustificare il "diritto" alla propria ingerenza.
Se l'uccisione di un singolo animale da parte di un bracconiere è una ferita, la distruzione del suo habitat è una condanna a morte per l'intera specie. In Natura tutti i fenomeni sono concatenati come i movimenti di una sinfonia (Thoreau, 1854): conservare un territorio (una valle, una costa, un bosco) significa tutelare in un unico atto il paesaggio, la flora, la fauna e i processi evolutivi.
“Un fiore senza giardino è condannato a morte, anche se sopravvive nel limitato spazio di un vaso grazie alla semina artificiale.”
— Franco Zunino
5. La Crisi Filosofica dell'Occidente e la Riconnessione Ecologica
Il profondo distacco dalla Natura si è consumato in Occidente quando l'uomo è passato dal cosmocentrismo all'antropocentrismo, trasformandosi in un tiranno che esercita violenza sulla matrice da cui proviene (Galiano & Marchino, 1990). La filosofia occidentale ha storicamente fallito nel fornire una solida etica ambientale (Hargrove, 1990), riducendo la Terra a una mera risorsa economica o a un oggetto di possesso.
“Noi violentiamo la terra perché la consideriamo un articolo che ci appartiene. Solo quando la vedremo come una casa comune a cui apparteniamo, potremo cominciare a servircene con amore e rispetto.”
— Aldo Leopold (A Sand County Almanac, 1949)
Come sottolinea Fritjof Capra (1997), la percezione dell'interdipendenza ecologica richiede una vera e propria eco-etica, specialmente all'interno della ricerca scientifica e della tecnologia, che troppo spesso operano per dominare la materia anziché proteggere la vita.
Il filosofo Vittorio Hösle (1992) ricorda che di fronte alla prospettiva della catastrofe ecologica, la filosofia non può cedere al cinismo o alla rassegnazione: il suo compito storico è mostrare la via d'uscita, superando il dualismo divisore che separa l'Io dal Sé, dall'Altro, dal Mondo e dal Divino (Kaiser, 1992).
6. Verso una Nuova Consapevolezza
La società moderna continua a nutrirsi dell'illusione di un progresso infinito e di un'obiettività scientifica isolata dal contesto naturale (Snyder, 1992). Una vera filosofia della conservazione deve invece ispirarsi a una visione unificante e olistica:
“L’esame delle parti non porta mai alla comprensione del Tutto.”
— Masanobu Fukuoka
La tutela degli ultimi spazi selvaggi del pianeta non è soltanto un dovere scientifico o biologico, ma la massima battaglia spirituale ed etica della nostra epoca.
“C’è solo una speranza di respingere la tirannica ambizione della civiltà di conquistare ogni luogo della terra: l’organizzazione delle genti più sensibili ai valori dello spirito, affinché combattino per la libera continuità della natura selvaggia.”
— Robert Marshall
“Non facendo nulla, non c’è nulla che non venga fatto.”
— Lao-Tze (Tao Te Ching)
