martedì 9 gennaio 2024

Il concetto di Wilderness una nuova esigenza di conservazione delle aree e delle risorse naturali

Wild Nahani


Il concetto di Wilderness

una nuova esigenza di conservazione 

delle aree e delle risorse naturali






“La natura selvaggia è sia una condizione geografica 

che uno stato d’animo”

“La conservazione della natura selvaggia per il valore in sé 

e per una visione ecocentrica ed  olistica”

 


“In ogni luogo ci vorrebbe un posto, così, lasciato incolto” (Cesare Pavese).


“La protezione di un territorio naturale può certamente avere molti ruoli, molte finalità, ma credo che solo uno debba essere lo scopo per cui la si debba attuare: conservare il territorio fine a se stesso” (Franco Zunino).


Prima che l’uomo civilizzato facesse la sua “apparizione” sulla terra tutto il mondo era “wilderness”, un’immensa area selvaggia dove regnava solo la verità naturale. Poi è arrivato l’uomo civilizzato e, poco a poco, ha sottratto al mondo e a sé stesso l’armonia imprevedibile e “caotica” della natura che era lo spirito della vita. Scrive Aldo Leopold (1949): “ La wilderness è una risorsa che può diminuire ma mai aumentare. Le distruzioni possono essere bloccate o limitate in maniera tale da rendere un’area ancora fruibile per la ricreazione, o per la scienza, o per la fauna, ma la creazione di nuova wilderness nel vero senso della parola è impossibile. Ne consegue, allora, che ogni programma di conservazione che riguardi la Wilderness è un’azione difensiva, mediante la quale la sua degradazione può essere ridotta al minimo....

La capacità di comprendere il valore culturale della Wilderness sta divenendo in ultima analisi una questione di umiltà intellettuale. Il presuntuoso pensiero dell’uomo moderno si è distaccato dalle sue radici con la terra, e sostiene di avere già scoperto cosa è importante; è chi ciancia di imperi, politici o economici, che resterà indietro di migliaia di anni....”.

Ma vediamo ora di spiegare qual é l'essenza del “concetto di wilderness”, vediamo perché esso è da considerarsi una vera e propria filosofia da cui si genera il pensiero protezionista e, in via più generale, la concezione stessa della vita. Riportiamo integralmente le lodevoli parole di Franco Zunino fondatore, come detto, dell’Associazione Italiana per la Wilderness. 

“Lo sviluppo sociale in continua evoluzione sta alterando ogni angolo della nostra terra, e anche le aree veramente selvagge rimaste tali per casualità o in quanto fino ad oggi prive di interessi economici o non utilizzabili a questo scopo, vengono ormai giornalmente intaccate da sempre nuove iniziative a loro danno, senza che mai le giustificazioni economiche ad una loro alterazione siano considerate in second’ordine a quelle spirituali, definendo tali, per brevità, tutte quelle esigenze per cui ovunque nel mondo si protegge la natura.

Le poche aree senza strade e moderne costruzioni rimaste vengono considerate ‘terra di conquista’ dalla civiltà, e gli uffici preposti alla pianificazione del territorio e al suo uso vi programmano sempre nuove forme di sfruttamento anziché preservarle nel loro stato naturale come rarità ecologiche quali esse sono, e anche come Eden per i bisogni emotivi dell’individuo. Nessuno nei contesti sociali locali sembra più amare la propria terra, il paesaggio in cui è nato! Anche l’uso ricreativo dell’ambiente da parte dei cittadini si sta rivelando, specie nei Parchi Nazionali, un’ultima frontiera della conquista dell’uomo, in quanto un eccessivo uso in tal senso rischia di trasformarsi in un danno più sottile e strisciante, meno appariscente di una strada o di un residence, meno fastidioso della caccia sul piano morale, ma altrettando dannoso e deteriorante di tutto quanto di fisico e di psichico è racchiuso nella definizione di natura selvaggia, cioè di ‘Wilderness’ così come è intesa nella cultura anglosassone.

Wilderness è un termine che può suonare oscuro al profano, ma il cui significato intrinseco va ben al di là della sua letterale traduzione, esso definisce infatti anche i dettami di una filosofia specifica, che è scaturita da esigenze umane sia di godimento emotivo nel contatto con la natura selvaggia che di conservazione di quei territori naturali dove queste esigenze possono esprimersi.

Il 'Concetto di Wilderness’ altro non è che la definizione di questa filosofia; una filosofia che vede nel rapporto uomo-natura un rispetto reciproco che privilegia la natura nei casi di conflittualità di interessi; una filosofia alla cui base c’è veramente l’idea di dare corpo a patrimoni ambientali da lasciare alla posterità, investendo le nostre generazioni della loro responsabilità in questo senso, cioè di decidere oggi il limite massimo oltre il quale l’uomo e le sue suggestioni non devono più andare, per lasciare un perenne spazio alla natura e alle sue creature selvagge.

.......Dobbiamo preparare l’opinione pubblica di oggi e quella di domani a comprendere l’esigenza spirituale delle nostre e delle future generazioni di godere anche solo del fatto di sapere che esistono ancora luoghi lontani, nel senso di ampi e selvaggi; luoghi dove la natura è lasciata a sé stessa come agli albori della vita sulla terra, e con garanzie durature di una loro preservazione nel tempo che li sottragga all’evoluzione della civiltà........

Le Associazioni di protezione della natura hanno troppo spesso ignorato le esigenze puramente spirituali legate al rapporto uomo-natura, e così quegli impatti sulla natura da parte dell’uomo che, soddisfacendo bisogni puramente materiali di sviluppo sociale o di ricreazione meramente fisica, ne impediscono la loro espressione; esse hanno sottovalutato la potenziale forza distruttrice della spirale economica della nostra civiltà nelle sue sfumature più insidiose, così come quelle delle necessità dell’uomo come individuo. Non sono poche le volte che queste Associazioni hanno espresso consensi favorevoli a certe attività, troppo superficialmente credute educative o necessarie e quindi compatibili con le motivazioni della conservazione in quanto sviluppate da chi gestisce aree protette o divulgate e promosse con l’intento di migliorare il rapporto con la natura da chi in realtà mira ad indiretti interessi economici (es. campeggio, escursionismo, caccia fotografica, artifici di gestione faunistica, quando non realizzazioni di rifugi, strade e altre strutture ‘indispensabili’), che viste in un’ottica diversa sono di fatto l’embrione di guasti che minano alla base proprio quello che è il ‘Concetto di Wilderness’. Per una mancanza di previdenza corriamo il rischio di essere noi protezionisti che nei casi più delicati inneschiamo, senza potere di controllo, processi un giorno difficilmente arginabili (e la storia della conservazione insegna, per chi vuole imparare!), aiutati in questo dalla collaborazione compatta dei mass-media, per lo più favorevoli ai discorsi economici che stanno dietro alle sempre nuove giustificazioni che permettono all’’effetto uomo’ di incancrenirsi sempre più in profondità negli ambienti naturali.

Verrà un giorno in cui anche le visite ai Parchi dovranno essere programmate, e limitati saranno gli artifici per godere della natura con le immancabili facilitazioni, oggi più che mai in auge (e dietro ai quali sta sempre la spirale economica): di questo passo banalizzeremo anche i luoghi più selvaggi, remoti ed impervi della terra!

Certe aree naturali vanno salvate solo perché hanno diritto di continuare a perdurare nel tempo così come sono giunte a noi, modificate solo dalla lenta evoluzione delle forze della natura o da quelle primitive dell’uomo, e quindi non perché siano ‘usate’ dall’uomo di oggi come centri di produzione economica o di sfogo ricreativo, cioè in senso materiale stretto. Esse devono esistere invece per loro stesse; la natura va salvata in queste aree più selvagge solo per la fauna e per la flora, che vi si devono sviluppare in completa armonia. In questi luoghi l’uomo deve porsi dei limiti precisi oltre i quali di principio non permettere più ogni ulteriore e pur minimo intervento modificatore o realizzazioni artificiose, e deve avere poi la forza e la volontà di tirarsi indietro anche come visitatore non appena la sua presenza tende a modificarne lo stato fisico, o anche quello psichico del visitatore stesso, che deve sempre godervi le sensazioni di un rapporto di solitudine con la natura selvaggia.

Certo, questa è una scelta difficile, ma è l’unica seria alternativa da opporre alla paurosa antropizzazione del paesaggio che quotidianamente ci circonda e alla vandalizzazione degli ambienti naturali che facciamo quando ci trasformiamo in turisti estivi o domenicali........è giunto il momento di fare questa scelta di ‘utilizzo-non utilizzo’ per le zone più selvagge.......Se non lo faremo oggi per mancanza di coraggio politico sarà troppo tardi per le generazioni future. Qualsiasi altra decisione volessimo prendere a loro salvaguardia fisica o anche dei valori spirituali che esse, così, racchiudono e rappresentano, sarà un palliativo che servirà solo ad evitare alle nostre generazioni la responsabilità di una scelta che si sa difficile e impopolare.....”

Thoreau osservò che “nella wilderness è la salvezza del mondo”, e si disse convinto che una natura selvaggia aiuta a conoscere meglio noi stessi, a migliorarci e a migliorare la società in cui viviamo. Il solo pensiero che un’area possa rimanere wilderness, ossia selvaggia “forever”, affrancandosi dalla presenza dell’uomo conquistatore e assoggettatore, colpisce profondamente la sensibilità di una persona che abbia una propria vita spirituale. Come abbiamo già sottolineato, il concetto di Widerness non riguarda solo lo spazio fisico di un territorio ma concerne anche l’emotività interiore da cui l’uomo, solo di fronte alla natura selvaggia, può essere preso. La filosofia wilderness può quindi riassumersi in una frase “ La natura selvaggia è sia una condizione geografica che uno stato d’animo”.

Scrive Salvatore Veca (1986): “ la natura non è una pseudo-persona verso cui gli esseri umani siano responsabili: lo siamo nei suoi confronti per il semplice fatto che le nostre azioni causano alterazioni della biosfera e non possiamo più, o meglio, non dobbiamo più essere i predatori della biosfera. Ovviamente, noi facciamo parte della natura, senza disporre di un controllo totale di essa (non siamo responsabili della sua esistenza), e tuttavia differiamo in alcuni aspetti essenziali da altri elementi costituenti della natura. A differenza delle altre specie, sembra che noi possiamo cambiare - migliorare o peggiorare - gli effetti delle nostre azioni sulla natura: questa responsabilità causale genera una responsabilità morale....”.

A corollario di quanto osservato in merito alla protezione della natura secondo la filosofia wilderness, ci sia consentito di formulare una riflessione di tipo provocatorio: se qualcuno proponesse di distruggere una grande opera d’arte, un museo o una preziosa chiesa romanica verrebbe certamente considerato un folle, ma paradossalmente non è considerato folle chi decide di distruggere un bosco secolare per far passare un'autostrada o per realizzare un impianto sportivo d'alta montagna, con tutti i danni ambientali che quelle opere comportano.

All’uomo risale dunque la responsabilità di provvedere alla conservazione della natura perché è l’uomo che la distrugge ed è suo compito quindi tutelarla, a meno che non lo si voglia considerare alla stregua di una semplice componente del materialismo dialettico, a cui sarebbe stato affidato il compito di sovvertire integralmente l'ambiente naturale: solo questo potrebbe essere in chiave ironica l'essenza della filosofia antropocentrica.

Gary Snyder (1992) annota magistralmente: “Thoreau dice: ‘Give me a wildness no civilization can endure’ (datemi un mondo selvatico che nessuna civiltà possa tollerare). Una cosa del genere non è difficile da concepire. Più difficile è immaginare una civiltà che il mondo selvatico possa tollerare. Eppure questo è precisamente quello che dobbiamo cercare di fare. Wildness non significa semplicemente conservare il mondo; wildness è il mondo. Da lungo tempo le civiltà orientali e occidentali sono in rotta di collisione con la natura selvatica e oggi in particolare i paesi industrializzati hanno il dissennato potere di distruggere non solo singole creature, ma intere specie, interi processi della terra. Abbiamo bisogno di una civiltà capace di convivere pienamente e creativamente con il mondo selvatico, con l’essere selvaggio..... La wilderness è un luogo dove il potenziale selvaggio è pienamente espresso, dove una varietà di esseri, viventi e non, si manifestano secondo il loro ordine interno..... Wilderness vuol dire totalità, interezza. Gli esseri umani emergono da quella totalità; e l’idea di riaffermare la nostra partecipazione all’assemblea di tutti gli esseri non è affatto un pensiero regressivo”.

Scrive ancora Zunino: ".... Chi sente il desiderio di un rapporto diverso con l'ambiente, più legato ad esigenze interiori di beltà e solitudine, di riflessione, di godimento della bellezza, dei momenti del vivere e dell'evolversi della natura, più facilmente capirà l'esigenza di maggior rispetto, capirà che i diritti della natura, devono avere il primo posto e che l'uomo deve visitarla sempre pronto a tirarsi indietro non appena divengono evidenti i segni del mutamento che la sua presenza le arreca, che vanno dalla degradazione ambientale al disturbo della fauna, alla perdita di certi stati di pace e solitudine (che sono un diritto della fauna prima che nostro); pronto pertanto anche a rinunciare alla natura quando ne è il caso.

Invece, la maggioranza di quelli che amano la natura, la fauna, la flora, o ne godono attraverso la ricreazione fisica in essa (naturalisti, alpinisti, escursionisti, cacciatori, ecc.), raramente si pongono problemi di rinuncia ai propri piaceri per rispetto alle sue esigenze......... In realtà ogni categoria di fruitori della natura deve rassegnarsi a porsi dei limiti, perché non esistono fruitori buoni e fruitori dannosi, ed è nella limitazione di tutte le libertà il compromesso giusto che permette di garantire alla natura la possibilità di perpetuarsi nella sua libertà, perché mentre sono adattabili le nostre esigenze, il più delle volte non lo sono quelle della natura.......'c'è bisogno di amore verso la Terra, non verso i piaceri che ne traggono attraverso l'uso'. E' invece, purtroppo, quasi sempre l'inverso per la stragrande maggioranza degli aderenti ai vari gruppi di interesse, dall'ornitologo al cacciatore....".

Scrive ancora Zunino e completa il discorso: "Il Wilderness Concept è quella ipotetica barriera invisibile ma invalicabile contro le pressioni delle esigenze economiche, e quindi di sviluppo, della società umana, posta dall'uomo stesso a difesa della natura, o meglio a garanzia della sua perpetuità. In pratica una premeditata rinuncia dei diritti dell'uomo per garantire quelli della natura. Questa barriera è stata codificata per la prima volta al mondo nel 1964 con una legge speciale del Congresso americano. I territori delimitati da questa barriera legislativa sono per sempre e per principio tutelati contro ogni progetto di modifica al loro stato ambientale.

Oggi è il momento di cominciare seriamente a batterci affinché in tutto il mondo venga applicato questo concetto conservazionistico.

Salvare il salvabile delle ultime terre selvagge della Terra è una priorità indifferibile; abbiamo troppi esempi di luoghi selvaggi andati persi nel volgere di pochi anni perché ritenuti enormi o inattaccabili per assenza o scarsità di risorse o per la difficoltà di operarvi imprese redditizie. E' invece bastato poco perché il lento erodere di terre ai grandi spazi selvaggi si sia evoluto con un crescendo esponenziale vertiginoso (l'Amazzonia è l'esempio più attuale) in conseguenza a sviluppi socio-economici impensabili solo pochi anni fa; e così è stato per le risorse naturali scoperte in luoghi impensabili, risorse di qualità ed in quantità, la cui richiesta ha raggiunto i vertici sui mercati mondiali (petrolio, uranio, gas, ecc.): e qui insegna l'Antartide, ritenuto una landa sterile e desolata e ora scoperto come inesauribile miniera di ricchezze per il mondo intero! E' così pure i luoghi ritenuti inavvicinabili per le difficoltà tecniche di aprirvi vie di penetrazione: le scienze ingegneristiche nell'ultimo decennio hanno praticamente risolto ogni problema tecnico: ormai è solo questione di soldi. Se si vuole fare arrivare la civiltà mediante strade, dighe e costruzioni d'ogni natura non c'è più barriera naturale che riesca a fermare o contenere la volontà colonizzatrice dell'uomo.

Ad un tale stato di cose, tutte basate sul profitto, solo una corrente di pensiero può opporsi con efficacia. La volontà di distruggere colonizzando o sfruttando si può combattere solo con una volontà opposta: quella di conservare. Nessuna convinzione utilitaristica potrà mai prendere il posto a quella esigenza interiore e morale di conservarci qualcosa che amiamo perché sentiamo intimamente nostro come l'angolo preferito dalla nostra casa. Fino a che non ci convinceremo che conservare un luogo o un territorio è come far sì che gli estranei rispettino le nostre proprietà materiali (chi non si ribella a chi ci imbratta la casa o l'automobile?), non otterremo nessuna legge, nessun provvedimento duraturo a difesa dell'ambiente: accetteremo sempre compromessi, compromessi che considereremmo assolutamente inaccettabili se dovessero riguardare le nostre proprietà materiali. E questo non è giusto. Vuol dire che non abbiamo ancora raggiunto una coscienza sociale che ci faccia sentire nostro ciò che è di tutti. Ovverosia, continueremo a considerare ciò che è di tutti come se non fosse di nessuno o comunque mai nostro.

E' per questi motivi che piuttosto che vincoli seri e duraturi continuiamo ogni giorno a chiedere alle forze politiche la istituzione di nuovi Parchi ed aree protette solo per la soddisfazione di stampigliare queste definizioni su aree circoscritte cartograficamente ma che ben poco hanno di Parco o di Riserva della e per la natura, accettando labili vincoli pur di ottenere quelle semplici espressioni geografiche che, appunto, sono divenuti i Parchi italiani, siano essi nazionali o regionali. La 'Parcomania' affibiataci dai cacciatori esiste, non è una definizione per deridere il movimento ambientalista!

I Parchi Regionali istituiti negli ultimi anni, e così le molte Riserve Naturali regionali e statali, nonché i Parchi Nazionali progettati, sono basati su vincoli così poco vincolanti che al di là del solito scontato ed a volte inutile divieto di caccia, ben poco difendono dei patrimoni ambientali delimitati quali 'aree protette'.

Corriamo il rischio che come già in passato è avvenuto per tutti i Parchi nazionali esistenti, si vengano a perdere i valori ambientali e paesaggistici migliori proprio dopo che essi sono o saranno stati, teoricamente, sottoposti a tutela! Pensiamo quali grandi aree di natura selvaggia erano il Gran Paradiso o l'Abruzzo o lo Stelvio all'atto della loro designazione in Parchi Nazionali: 60.000, 30.000 e 70.000 ettari di Wilderness! Ora di quella Wilderness è rimasta ben poca cosa.

Oggi, quali Parchi o altre Riserve garantiscono che nessuna opera stradale o rifugio (per non parlare di peggio!) venga realizzata nei loro confini dopo la data della loro designazione? Pochi, se non nessuno in senso rigido.

Ecco quindi la necessità di una nuova corrente di pensiero conservazionistica in merito a ciò. Una corrente che scopra e faccia proprio il Wilderness Concept. Non è una 'Parcomania'. Bensì una scelta oggettiva dei luoghi meritevoli di vera tutela, da scindere da quelli di scarso valore ambientale o, peggio, con valori solo socio-economici per i quali possono anche andar bene gli pseudo vincoli di oggi. Una scelta, quindi, non tanto dei luoghi da tutelare per essere sfruttati quanto dei luoghi da conservare veramente, per necessità biologiche e psicologiche; da difendere come difendiamo i nostri giardini, per abbellire i quali spendiamo danaro al solo fine indiscusso di crearci qualcosa di bello da guardare e da godere. Solo prendendo atto e coscienza di un tale assioma potremo batterci al fine di ottenere anche da noi delle norme vincolistiche ispirate al Concetto di Wilderness, norme da applicarsi nell'ambito di tutte le aree protette esistenti e da prevedersi in quelle di futura istituzione, almeno a difesa delle ultime aree selvagge rimaste nel territorio italiano. E solo così potremo considerare la loro difesa nostro diritto indiscutibile, al pari del diritto alla difesa della nostra casa, delle nostre proprietà fondiarie, dei nostri beni materiali in genere.

Forever wild può significare anche per sempre nostro!”.

John Muir in una lettera al fratello scrisse: “Vendimi 20 ettari del prato vicino al lago e tienilo recintato in modo che non vi possa penetrare il bestiame.... voglio che resti incalpestato per la salvezza delle felci e dei fiori e, anche se non potrò rivederlo mai più, la bellezza dei suoi gigli e delle sue orchidee sarà tanto presente alla mia mente che ne gioirò soltanto immaginandomeli”.

La nostra mente ormai atrofizzata in uno stile di vita artificiale, illusorio e superficiale, non ci consente di poter concepire, anche per un solo istante, l’esistenza di una natura che non sia stata manipolata e trasformata dall’uomo. Il nostro pensiero di uomini “civili” non include più qualcosa che non sia umano o per lo meno umanizzato. Ecco perché apprezziamo solo le cose che evidenziano in qualche modo una “presenza” umana, anche minima, ma sempre umana (un sentiero selvaggio, non battuto e non marcato, viene considerato “abbandonato”, impraticabile, non confortevole). Tutto deve essere sempre sottomesso in qualche modo all’operato dell’uomo. Si spera che le ultime aree della terra che ancora sono immuni dal “morbo” umano, rimangano tali per sempre.

“Quello che ho cercato di dire è che la conservazione del mondo è nella natura selvaggia... La via è fatta di spazi selvaggi. La cosa più viva e la più selvaggia. Non ancora sottomessa all’uomo, la sua presenza la rinvogorisce.... Quando voglio ri-crearmi, cerco il bosco più intricato, più fitto e più esteso e, per l’abitante della città, il più tetro e paludoso. Vi entro come in un luogo sacro, un Sanctum sanctorum. Lì è la forza, il midollo, della Natura. In breve, tutte le cose buone sono selvagge e libere” ( H.D. Thoreau).

John Mitchell in un suo articolo (1998) ci ricorda, a conferma di quanto detto pocànzi che: “Quando si parla di wilderness non si intende esclusivamente un luogo fisico, e neppure un sistema di gestione...... Wilderness è anche uno stato mentale. Un’idea a un tempo inafferrabile e terrena: personale quanto il rischio, la libertà, la solitudine e il riposo spirituale; concreta quanto la terra vivente e le acque che ne disegnano il profilo”.  Aggiunge poi, citando un suo interlocutore Charles Little che: “La terra è una comunità, insegnava Leopold. Le sue acque, il suolo, le piante, gli animali, compongono un insieme armonico non per il nostro beneficio, bensì per il loro”.

E’ bene completare ed integrare il discorso con le parole del già più volte citato Aldo Leopold, cui si deve la designazione della prima Wilderness Area del mondo, ed universalmente noto per i suoi trattati sull’”Etica della Terra”. Dall’opera A Sand County Almanac (1949/1968, traduzione di F. Zunino): “La Wilderness è il materiale grezzo dal quale l’uomo ha manipolato il manufatto chiamato civiltà.

La Wilderness non è mai stata un materiale grezzo omogeneo. Era molto varia e i manufatti risultati sono, pertanto, molto differenti. Queste differenze nel prodotto finale noi le conosciamo come culture. La ricca diversità nella selvatichezza delle quali hanno preso vita.

Per la prima volta nella storia della specie umana, due cambiamenti sono incombenti. Uno è l’esaurirsi della Wilderness nella porzione del globo più abitata. L’altro è l’ibridazione delle culture del mondo attraverso i moderni mezzi di trasporto e l’industrializzazione. Nessuno dei due può essere prevenuto; o forse potrebbe anche esserlo, visto che, da alcuni insignificanti miglioramenti dei cambiamenti che incombono, certi valori possono essere preservati prima che siano persi.

Per il fabbro accaldato nel lavoro, il ferro sulla sua incudine è un avversario da conquistare. Così era la Wilderness, un avversario per i pionieri. Ma per il fabbro in riposo, capace per un momento di gettare uno sguardo filosofico nel suo mondo, lo stesso ferro grezzo è qualcosa da amare e custodire, perché dà determinazione e significato alla sua vita. Questo significa la preservazione di alcuni rimasugli di Wilderness come pezzi di museo, per il piacere di quelli che potrebbero un giorno desiderare vederli, viverli, o studiarvi le origini della loro eredità culturale”.


Pur se alcuni passi sono una ripetizione di quanto scritto sulla wilderness, riportiamo alcuni punti (punto 1 e 2) del documento programmatico dell'Associazione Italiana per la Wilderness, affinché si focalizzi ancora meglio l'importanza di alcuni aspetti di questa reale visione della conservazione della natura.


Punto 1 - Wilderness come sentimento

Come ogni bellezza, anche la natura nella vastità dei suoi molteplici aspetti fisici e delle sue manifestazioni prima di destare in noi interessi d'ordine scientifico o culturale o soddisfare esigenze ricreative, desta emotività. Negarlo sarebbe sciocco; ognuno di noi con la riflessione può riuscire a risalire a questa prima emozione di scoperta del mondo naturale. Tutto il resto dei nostri interessi è venuto dopo, con l'acculturamento. La natura è pertanto in primo luogo un patrimonio spirituale per l'uomo, e i complessi ambientali più intatti e quindi più belli secondo un metro di giudizio naturalistico, sono le cattedrali o i santuari di questa spiritualità.

Nella società moderna si può essere malati dello spirito così tanto quanto nel corpo, e in questi caso il contatto con la natura, il vivere nella natura in modo equilibrato divenendo membri partecipi della sua comunità ritrovando ancestrali rapporti con essa, può essere un modo, e sicuramente lo è per molti individui, di ritrovare stat d'animo che ci migliorano e che migliorano il nostro vivere civile con gli altri, la nostra etica sociale; è quindi un modo per migliorare la società in cui viviamo. La natura diventa in questo caso una componente indispensabile della nostra esperienza di vita. Questo è il sentimento che gli anglosassoni hanno strettamente legato all'esperienza di "Wilderness".

Di fronte ad un bosco distrutto, ad una montagna deturpata, a qualsiasi modificazione di stati paesaggistici che amiamo o che abbiamo amato, sentiamo dentro di noi un moto di rivolta spontaneo, che è la nostra prima reazione a questi misfatti. Tutti gli altri motivi, sociali, culturali, ricreativi, scientifici ed anche economici, li elenchiamo dopo, col ragionamento. Ancora una volta notiamo, quindi, come sia il valore spirituale a destare il nostro primo e più sentito interesse. nonostante questo, la tendenza comune è di porre questi altri motivi al primo posto dei nostri interessi, e di farne le motivazioni per cui vogliamo proteggere la natura; giungiamo in pratica a negare anche a noi stessi l'emotività che abbiamo dentro e che è il primo motivo di rivolta e pertanto il vero primo motivo per cui dobbiamo batterci per tutelare il patrimonio naturale (e questo vale anche per le opere artistiche, il cui valore sentimentale è sempre superiore a quello venale): la vista stessa senza questi sentimenti non avrebbe senso o sarebbe ben sterile e fredda.

In definitiva, bisogna proteggere la natura perché è bella, perché ci piace e ci procura emozioni, e soprattutto perché ha diritto di esistere. Chi capisce questo sentimento ha capito la filosofia Wilderness. Legare questa idea ai soli spazi selvaggi è limitativo: i grandi spazi selvaggi sono solo i luoghi migliori, tra i massimi per bellezza e ricchezza naturalistica, dove garantire i diritti della natura e dove la nostra emotività nei rapporti con essa si manifesta maggiormente.

I bisogni spirituali dell'uomo legati alla natura sono in aumento, ma sia il capitalismo che il consumismo si fondano su una società materialistica che tende ad ignorare questa esigenza umana e che sta distruggendo o quanto meno assoggettando ogni fenomeno naturale alle sue necessita tecnologiche ed economiche; se c'è una possibilità di fermare questa evolution, non è nel rivoluzionamento dei sistemi sociali, ma nell'esaltare e far progredire i valori dei sentimenti umani, perché è in essi l'unica forza capaci di resisterle e di condizionarla.

Le motivazione interiori sono tra l'altro le uniche che non potranno mai essere assoggettate alla volubilità degli uomini politici e degli amministratori del territorio. Anche nei momenti più critici della vita sociale sarà più difficile derogare alla necessità di salvaguardare una poco di natura; anche di fronte a gravi esigenze contingenti ci si potrà opporre, nel limiti dell'umano, alla distruzione della natura. Una tale forza non ha nessuna delle motivazioni materialistiche.


Punto 2 - Wilderness come maggiore rispetto della natura

Chi sente il desiderio di un rapporto diverso con l'ambiente, più legato ad esigenze interiori di beltà e di solitudine, di riflessione, di godimento della bellezza, dei momenti del vivere e dell'evolversi della natura, più facilmente capirà l'esigenza di maggior rispetto, capirà che i diritti della natura, almeno in alcune aree, devono avere il primo posto e che l'uomo deve visitarle sempre pronto a tirarsi indietro non appena divengano evidenti i segni del mutamento che la sua presenza le arreca, che vanno dalla degradazione ambientale al disturbo della fauna, alla perdita di certi stati di pace e solitudine (che sono un diritto della fauna prima ancora del nostro); pronto pertanto anche a rinunciare alla natura quando ne è il caso:

Invece la maggioranza di coloro che amano la natura, la fauna, la flora, o ne godono attraverso la ricreazione fisica in essa, raramente si pongono problemi di rinunzia ai propri piaceri per rispetto delle sue esigenze. Di solito, ogni organizzazione, ogni gruppo di interesse, tenta di porre dei limiti ad altri organismi o gruppi di persone la cui libertà di azione minacci le proprie esigenze. Si guarda quasi sempre agli altri, prima di fare autocritica e cominciate a vedere cosa vada limitato delle proprie attività. L'esempio più lampante è la rivalità tra naturalisti e cacciatori. I primi vorrebbero abolire del tutto la caccia, vista come attività rivale ai loro interessi, ma quasi mai si pongono problemi di limitazione alla loro attività di osservazione, studio o ricreazione pur dannose come la caccia in certe situazioni. I secondi, dal canto loro, sono sempre pronti a prendersela col turismo o con gli inquinatori, ma evitano di porre limiti al terribile impatto che la loro categoria infligge alle popolazione faunistiche. Ogni categoria di fruitori della natura cerca in buona fine da una lato di limitare la libertà delle altre antagoniste, e dall'altro di scegliere delle alternative che diano solo la parvenza di limitazioni alle proprie attività, trovando sempre motivazioni sufficienti per giustificare il proprio "diritto all'ambiente" e negare quello degli altri.

In realtà ogni categoria di fruitori della natura deve rassegnarsi a porsi dei limiti, perché non esistono fruitori buoni e fruitori cattivi, ed è nella limitazione di tutte le libertà il compromesso giusto che permette di garantire alla natura la possibilità di perpetuarsi nella sua libertà, perché mentre sono adattabili le nostre esigenze, il più delle volte non lo sono quelle della natura. L'"Etica della Terra", o l'etica ambientale, di Aldo Leopold, è in fondo anche questo.

"C'è bisogno di amore verso la Terra, non verso i piaceri che se ne trae attraverso l'utilizzo". E' invece, purtroppo, quasi sempre l'inverso per la stragrande mggioranza degli aderenti ai vari gruppi di interesse, dall'ornitologo al cacciatore. Una politica di "carryng capacity", cioè di un uso razionale ed equilibrato non solo delle risorse ma anche dell'ambiente come luogo di ricreazione, e nel primario rispetto delle esigenze della natura.......

L'uomo deve rispettare la natura per il suo valore in sé, e deve sapersi tirare indietro non appena la sua presenza vi incide negativamente, non trovare cavilli e rimedi provvisori per giustificare la necessità o, peggio, il "diritto" della sua presenza……”


Prima di concludere e passare ad illustrare alcune notizie pratiche si vuole fare un ultima riflessione.

E’ stato ampiamente esposto precedentemente l’alto e lodevole significato della filosofia Wilderness per la conservazione di un territorio selvaggio ed abbiamo visto che un area sottoposta a quel principio rappresenta, nella sua attuazione pratica, una forma concreta e reale di protezione/conservazione che si esprime al massimo grado a cui oggi si possa arrivare.

Quello che invece si vuole  portare bene alla luce (anche se Zunino ne ha già abbondantemente parlato) è il fatto che il Concetto di Wilderness, abbia nel suo seno, un aspetto fondamentale molto importante, sia per gli effetti che proietta su una eccellente protezione della natura, ma anche un principio tanto caro all’Ecologia profonda: “il valore in sé della natura”. Riportiamo nuovamente quanto detto da Zunino all’inizio del documento: “La protezione di un territorio naturale può certamente avere molti ruoli, molte finalità, ma credo che solo uno debba essere lo scopo per cui la si debba attuare: conservare il territorio fine a se stesso" (Franco Zunino).

Il valore in sé della natura è un atteggiamento tra i più profondi che si possono elaborare. Si va oltre il fine antropocentrico ed utilitaristico della natura e si riconosce che il suo esistere prescinde da quello dell’uomo. Certo l’uomo, soprattutto negli ambienti selvaggi, può trovare il massimo godimento, soprattutto spirituale, di vivere una natura vera e può gioire sapendo che si tratta di un’area tutelata con il più alto valore possibile oggi auspicabile (si ricorda, come detto, il Wilderness Act americano che nel lontano 1964 ha sancito un punto di svolta epocale per una vera tutela dei territori naturali).

Questo pone, come detto, il concetto di wilderness al di fuori di ogni logica utilitaristica della natura e, come sappiamo, imprime alla conservazione reale di un territorio un valore che non ammette compromessi, cioè tutelare un ambiente, ma non permettendo, o al massimo ridurre al minimo, molte attività umane che alla fine snaturano, almeno in buona parte, gli effetti iniziali dell’atto protettivo (la politica dei parchi in Italia ne è un esempio). Il concetto di Wilderness, guarda in primis agli interessi della natura e, successivamente - ma in forma completamente diversa rispetto a quello che molti credono sia buono per l’ambiente - a “vantaggi” anche per l’uomo, ma questi vantaggi sono per lo più di carattere spirituali e molto poco materiali.

Le aree wilderness non sono riserve integrali nelle quali non è possibile accedere, ma l’etica della wilderness ci dice di farlo “in punta di piedi”, perché occorre ricordare che in un’area selvaggia è sempre la natura ad essere “padrona” e protagonista. L’uomo deve sapersi tirare indietro al minimo cenno di disturbo o di alterazione. Scrisse un indiano Piedineri: ”Un uomo non dovrebbe mai camminare con tanto impeto da lasciare tracce così profonde che il vento non le possa cancellare”.

Il riconoscimento del valore in sé della natura, porta ad approdare ad un altro concetto fondamentale che stravolge tutte le posizioni che l’uomo ha sempre avuto nei riguardi della natura (e non solo): l’ecocentrismo!! Si abbandona la centralità dell’uomo (antropocentrismo), e questo porterà ad una vera rivoluzione di tutti gli atteggiamenti mentali e materiali che si esprimono. E, fatto questo passo si arriva direttamente alla concezione dell’olismo, l’unità del tutto, una visione che pone sullo stesso livello ogni elemento di madre terra (animato e non): “Non si può toccare un fiore senza disturbare una stella” (G. Bateson). 

Dice Hargrove “La bellezza è un carattere intrinseco e oggettivo dell’ente naturale (il quale quindi è bello per il solo fatto di esistere), dunque essa è svincolata dalla percezione da parte di un soggetto…..” e conclude “….la Wilderness è oggi simbolo universale di un territorio selvaggio non manomesso dalla mano dell’uomo in cui la natura, libera di rappresentarsi, si manifesta in tutto il suo splendore”.


Dedicato……. ad una Wilderness che conservi per sempre gli ultimi territori selvaggi stando esclusivamente dalla parte della natura, grazie ad una sua visione, olistica, ecocentrica, profonda e che riconosce, nel suo massimo significato, il valore in sé della natura tutta”.


Dopo questa lunga dissertazione vediamo ora di riassumere le finalità generali della filosofia wilderness e di accennare ad alcune applicazioni pratiche della stessa.


Le finalità

1 - Per una nuova filosofia che consideri la natura un valore spirituale per l’uomo, che esalti il suo valore morale e di bellezza e l’emotività che essa suscita nell’animo umano; affinché sia maggiore il suo rispetto e più sicuri e duraturi i vincoli presi a sua tutela.

2 - Per un più giusto rapporto tra l’uomo e la natura ed un uso equilibrato dell’ambiente anche se a fini ricreativi e di godimento nel primario rispetto delle sue esigenze: affinché sia effettivamente possibile tramandare di generazione in generazione sempre uguali i nostri patrimoni ambientali.

3 - Per il mantenimento della assoluta integrità territoriale e paesaggistica delle aree naturali più selvagge, dentro e fuori le aree già protette; affinché pur nel rispetto di tradizionali utilizzi delle risorse naturali e recupero di valori culturali, esse si conservino per sempre inalterate.

4 - Per l’approvazione da parte degli organi legislativi ed altri organismi che gestiscono il territorio, di leggi e provvedimenti speciali che tutelino i valori della natura selvaggia; affinché sia garantita per sempre e per principio la intangibilità delle aree naturali più selvagge e vi sia proibita ogni forma di motorizzazione ed antropizzazione.

5 - Per un controllo e una supervisione morale a favore della natura sulle attività di gestione degli organismi che amministrano le aree protette; affinché i primari interessi della natura non debbano mai essere messi da parte o sminuiti per fare quelli dell’uomo.

6 - Per il riconoscimento legittimo di un diritto di proprietà morale sulle bellezze naturali a prescindere dalla proprietà catastale dei suoli; affinché ogni valore della natura non sia più considerato solo in un’ottica economica con la conseguente negazione del valore estetico e spirituale che lo stesso bene possiede.


La nascita concreta della wilderness

Scaturita in America nel secolo scorso e diffusasi soprattutto in questo secolo, fino ad allargarsi al resto del mondo, la filosofia Wilderness ritiene, come abbiamo appena visto, che la natura vada conservata in quanto valore in sé, e considera questo valore un patrimonio spirituale per l’uomo per ciò che esso esprime, a livello interiore, in ogni individuo.

Il Concetto di Wilderness ha invece soprattutto una profonda implicazione protezionistica, significando un vincolo duraturo nel tempo con il massimo di garanzie che la società possa dare. Codificato in USA in una legge speciale, esso ha permesso di designare quelle zone protette note come “Aree Wilderness” che hanno l’eguale nella vasta gamma di Parchi ed altre Riserve analoghe per la difesa della natura. Esse hanno lo scopo di preservare gli angoli più selvaggi della Terra nel loro stato più primitivo, e per questo rappresentano un fatto di insuperabile qualità nella politica di tutela del territorio; ciò non solo per garantire la sopravvivenza della fauna e ella flora nei loro stati originari o il più vicino possibile a tali stati, ma per permettere anche all’uomo di goderne in una natura incontaminata, e soprattutto di goderne in equilibrio ed in armonia.


The Wilderness Act

1964 - Il 3 settembre 1964 il Congresso americano approva, dopo vent’anni di discussioni e revisioni dei testi, il Wilderness Act (legge per le zone selvagge), la prima legge mondiale che riconosce, definisce e tutela il valore della Wilderness, designando contemporaneamente una lunga serie di tale aree. E’ la legge più rigida in materia di difesa ambientale mai approvata da un governo, e tuttora mai eguagliata. La difesa del valore Wilderness è anteposta ad ogni altra esigenza; i territori così protetti, completamente selvaggi e privi di strade, vengono sottratti per sempre ad ogni manipolazione e riservati esclusivamente al libero sviluppo delle forze naturali. L’uomo può però visitarle quale membro partecipe della comunità vivente, ovverosia in modo equilibrato, senza interferenze o forme di usura ambientale.

1980 - Con un’altra legge destinata a restare come pietra miliare nella storia del conservazionismo mondiale, il Congresso americano designa in un colpo solo 40 milioni di ettari di nuovi territori protetti nello Stato di Alaska, dei quali circa la metà immediatamente classificati Wilderness e sottoposti ala rigida legge del 1964.

E’ sintomatico notare come questa legge rigidissima sia anche un esempio unico di sinteticità e chiarezza legislativa: si è codificata la migliore forma di protezione ambientale con soli 35 articoli pari a 12 pagine dattiloscritte!

Attualmente sono sottoposti ai vincoli del Wilderness Act  più di 500 aree per un totale di oltre 40  milioni di ettari.

“Tuttavia,  - annota J. Mitchell (1998) - nei posti che sono riuscito a visitare, ho osservato e sentito abbastanza da poter affermare che dopo quasi 35 anni il National Wilderness Preservetion System regge ancora piuttosto bene. Non che manchino i problemi. Così come le foreste, i parchi e i rifugi nazionali che le racchiudono, anche le riserve integrali sono esposte ad insidie: l’uso improprio, l’abuso vero e proprio, e poi l’insufficienza di fondi, l’erosione dei sentieri, le specie esotiche invasive, i battibecchi politici e gli interessi locali contrari all’intervento normativo del governo. Sinora, però, nella maggior parte dei casi, sulle difficoltà ha prevalso l’ingegno.

Fra tutte le questioni che assillano i responsabili, forse nessuna richiede un tale dispendio di soldi e di tempo quanto l’impatto dei visitatori sui sentieri e sui campeggi. Negli ultimi trent’anni, l’uso ricreativo delle wilderness areas si è moltiplicato di sette volte rispetto al passato....”. 


La wilderness nel mondo

Il concetto della difesa delle ultime grandi aree selvagge della terra dagli Stati Uniti si allarga al resto del mondo, ed in particolare ai paesi di origine anglosassone. Allo stato attuale le nazioni che vantano una specifica legge sulle aree Wilderness sono: Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda, Australia, Sud Africa, Kenia, Finlandia.


“Non sarò più giovane, ma ne sono felice se non c’è un paese selvaggio in cui esserlo. A che serve tutta la libertà del mondo senza un punto vuoto sulla mappa?” (Aldo Leopold).


“Se tu conoscessi i territori più selvaggi come conosci l’amore, non vorresti mai separartene. E’ del corpo dell’essere amato che parliamo, non di proprietà terriere” (Terry Tempest Williams).


“La rivalutazione della natura selvaggia è una delle più straordinarie rivoluzioni intellettuali nella storia del pensiero umano riguardo all’atteggiamento verso la terra... Da inferno terrestre, la wilderness è diventata un rifugio di quiete dove i visitatori possono avvicinarsi, felici, alla dimensione divina sull’onda delle parole dell’ambientalista John Muir e delle melodie di John Denver... “ (Roderik Nash).


“Noi esseri umani dobbiamo tornare a una comprensione della terra e dell’aria nel senso morale del termine. Dobbiamo vivere in armonia con un’etica della terra. E’ l’unica alternativa possibile a morire” (N. Scott Momaday, Kiowa - in AA. VV., 1995).


“Io nacqui nella prateria dove il vento soffiava liberamente e dove non c’era nulla a bloccare la luce del sole. Io nacqui dove non c’erano recinti e dove ogni cosa respirava liberamente.

Io voglio morire là, e non dentro questi muri” (Dieci Orsi, Comanche Yanmparika - in AA. VV., 1995).


“La Wilderness non è mai stata così importante quanto oggi. Ma non così importante oggi quanto lo sarà domani”(Vance G. Martin).


“Che qualcuno mi mostri un luogo la cui vista risulti insopportabile a qualsiasi civiltà”  (Henry D. Thoreau).


"La salvaguardia del mondo naturalen è riposta nel suo stato di wilderness" (Henry D. Thoreau).


"La Wilderness è molto più di laghi, fiumi e boschi lungo le rive, molto più del pescare o del campeggiare. Essa è il senso di primitivo, dello spazio, della solitudine, del silenzio e dell'eterno mistero" (Sigurd Olson).


“La risposta a qualsiasi domanda la troverai sempre nella natura selvaggia” 

(Wild Nahani)


"La natura sarà salvata solo se l'uomo le manifesterà un po' d'amore semplicemente perché è bella, e perché noi abbiamo bisogno di bellezza, qualunque sia la forma a cui siamo sensibili a seconda della nostra cultura e della nostra formazione intellettuale. Perché questa sensibilità è la migliore e la più integra espressione dello spirito umano" (Jean Dorst).


“La natura selvaggia è un bisogno spirituale che ognuno di noi si porta dentro e che va dal semplice amore per il bello al preponderante bisogno di solitudine che sentono alcuni. E’ il senso di fastidio che proviamo in natura di fronte all’opera dell’uomo, anche quando quest’opera è minima o ha fini di conservazione o di studio. La natura selvaggia è acqua libera di scorrere, di erodere, di gonfiarsi e straripare; è la libertà di volare e di correre degli animali; sono gli orizzonti intatti di montagne o di piatte paludi; è l’immensità del cielo su un panorama d’erba; è il silenzio della natura e lo scrosciare d’acque nelle valli montane; l’urlo del temporale nella foresta; il sibilo della bufera e il boato pauroso della valanga; il lento volo dell’aquila che annulla lo spazio tra le montagne; è il gioco delle onde sulle scogliera. La natura selvaggia è girare attorno lo sguardo e non vedere segno d’uomo; è ascoltare e non udire rumori d’uomo” (Franco Zunino).


“La protezione di un territorio naturale può certamente avere molti ruoli, molte finalità, ma credo che solo uno debba essere lo scopo per cui la si debba attuare: conservare il territorio fine a se stesso. E conservarlo vuol dire, o dovrebbe voler dire, far si che non venga alterato volutamente, vuol dire decidere di sottrarlo alla logica dello sviluppo (che è la logica del profitto) che è prettamente umana.

Decidere di conservare un luogo è decidere di tenere per quel luogo un comportamento ancestrale, animale, quale è la nostra origine, che è l’unico modo per poterci definire in equilibrio con l’ambiente: nessun cervo, nessun lupo, nessun orso ha mai potuto o preteso di “sviluppare” o “valorizzare” o “far produrre” il proprio habitat. Semplicemente da millenni lo utilizzano per quello che spontaneamente esso offre loro e lasciandolo immutato per altre generazioni. E’ solo l’uomo l’unica specie animale ad essere uscita da questo “cerchio della vita” (Franco Zunino).



venerdì 29 dicembre 2023

The concept of Wilderness, a new need for conservation areas and natural resources

Wild Nahani


The concept of Wilderness,

a new need for conservation

areas and natural resources


"The wilderness is both a geographical condition

that a state of mind "


The preservation of a wilderness for its intrinsic value






 


"In every place we would like a place, well, left uncultivated" (Cesare Pavese).


"The protection of a natural area can certainly have many roles, many purposes, but I think only one has to be the purpose for which it is to be implemented to preserve the land for its own sake" (Franco Zunino).


Before civilized man did his "appearance" on the ground all over the world was "wilderness", a vast wilderness area, where reigned the natural truth. Then came the civilized man and little by little, he removed himself to the world and the harmony and unpredictable "chaotic" nature of which was the spirit of life. Aldo Leopold wrote (1949): "The wilderness is a resource that may decrease but never increase. The destruction may be blocked or limited in such a way as to make an area more accessible for recreation, or science, or wildlife, but the creation of new wilderness in the true sense of the word is impossible. It follows, then, that any conservation program covering the Wilderness is a defensive action, by which the degradation can be reduced to a minimum ....

The ability to understand the cultural value of wilderness is becoming ultimately a question of intellectual humility. The presumptuous thought of modern man has separated himself from his roots with the earth, and claim to have already discovered what is important: it is those who prattle of empires, political or economic, that will back thousands of years ....".

But let us explain what is the essence of the "concept of wilderness," see why he should be considered a true philosophy from which it generates thought protectionist and, more generally, the very conception of life. Quote in full the praiseworthy words of founder Franco Zunino, as mentioned, the Italian Association for the Wilderness.

"Social development is altering evolving every corner of our land, and also truly wild areas left to chance or such as up to date with no economic interest or can not be used for this purpose, are now being affected every day by new initiatives against them, without ever altering their economic justification to be considered in the second to spiritual, defining these, for brevity, all those things anywhere in the world that you protect the environment.

The few areas without roads and modern buildings remaining are considered to be 'conquered' by civilization, and the offices responsible for planning and its use will plan new forms of exploitation instead of preserving them in their natural state as ecological rarities which they are , as well as Eden to the emotional needs of the individual. No one seems to be more local in social love their land, the landscape in which it was born! Even the recreational use of the environment by citizens is proving to be, especially in National Parks, a last frontier of human achievement, as excessive use of this effect is likely to become more subtle and insidious damage, less striking a street or a residence, less annoying hunting on moral grounds, but as damaging and deteriorating because of all the physical and psychic is contained in the definition of wilderness, that is, 'Wilderness' as is understood in the culture Anglo-Saxon.

Wilderness is a term that may sound obscure to the layman, but whose intrinsic meaning goes far beyond its literal translation, it defines in fact even the dictates of a specific philosophy, which arose out of human needs and enjoyment in emotional contact with the wildlife and conservation of those natural areas where these needs can be expressed.

The 'Concept of Wilderness' is nothing but the definition of this philosophy, a philosophy that sees the relationship between man and nature, a nature that emphasizes mutual respect in cases of conflict of interest, a philosophy whose basis is really the' idea of giving body to environmental assets to leave to posterity, by investing our generations of their responsibility in this sense, that is now to decide the maximum limit beyond which the man and his suggestions do not have to go, to leave a permanent spacethe nature and its wild creatures.

....... We have to prepare public opinion today and tomorrow to understand the spiritual need of our and future generations to enjoy by just knowing that there are still far away places, in the sense of large and wild, places where nature is left to itself as the dawn of life on earth, and guarantees long-term preservation of their evolution in time and take them away from civilization ........

The nature protection associations have too often ignored the needs related to the purely spiritual relationship between man and nature, and so those impacts on human nature by which, while satisfying the needs of social development purely material or purely physical recreation, prevent its their expression, they have underestimated the economic potential destructive force of the spiral of our civilization in its most insidious nuances, as well as those of human needs as an individual. More than a few times that these associations have expressed consensus in favor of certain activities, too superficial or believed necessary educational and therefore compatible with the reasons of conservation, as developed by those who manage protected areas or disseminated and promoted with the aim of improving the relationship with the nature of who actually designed to indirect economic interests (eg camping, hiking, hunting photographic tricks of wildlife management, when realizations of shelters, roads and other structures 'essential'), which are seen in a different in fact the embryo of failures that undermine just what is the 'Concept of Wilderness'. For a lack of foresight, we run the risk of being protectionist us that in the most delicate cases triggered, without power of control, dammed difficult processes a day (and teaches the history of conservation, for those who want to learn!), Aided by the collaboration in this compact the media, for the most favorable economic discourses behind the ever new justifications that allow all''effetto man 'of incandescent kern deeper and deeper in natural environments.

There will come a day when visiting parks need to be programmed, and will be limited to devices to enjoy nature with the inevitable facilities, today more than ever in vogue (and behind which is always the economic spiral): this step trivialize even the most wild, remote and inaccessible of the earth!

Some natural areas are saved only because they have the right to continue to persist over time as they reached us, modified only by the slow evolution of the forces of nature or the primitive man, and then not because they are 'used' by men today as centers of economic production or recreational outlet, ie, in the strict sense of the material. They must exist for themselves instead, nature is to be saved in these areas only for wild fauna and flora, you need to be developed in complete harmony. In these places the man must be to precise limits, beyond which in principle not to allow further and more every slightest action modifier or artificial creations, and must then have the strength and the will to pull back even as a visitor as soon as its presence tends to change the physical, psychological or even what the visitor, which must always enjoy the feeling of loneliness of a relationship with the wilderness.

Of course, this is a difficult choice, but it is the only serious alternative to oppose the fearsome man-made landscape that surrounds us every day and vandalized the natural environment we do when we become tourists or summer Sunday ........ it is time to make this choice of 'use-no use' for the wildest ....... If we do not now due to lack of political courage will be too late for future generations. Anything else we wanted to take them or even physical protection of spiritual values that they, as well, and are enclosed, which will only be a stopgap measure to prevent our generations the responsibility of a choice that is difficult and unpopular knows ..... "

Thoreau said that "in wilderness is the salvation of the world," and said he was convinced that a wild nature helps to know ourselves better, to improve and enhance the society in which we live. The very thought that an area can remain wilderness, wild or "forever", freeing themselves from the presence of man conqueror and subjugated, profoundly affects the sensitivity of a person who has his own spiritual life. As noted above, the concept of Wilderness not only the physical space of an area but also concerns the emotion from which the inner man, alone in front of the wilderness, can be taken. The philosophy of wilderness can then be summarized in one sentence, "The wilderness is both a geographical condition that a state of mind."

Writes Salvatore Veca (1986): "Nature is not a pseudo-person to which humans are responsible for: we are against it for the simple fact that our actions lead to alterations in the biosphere and we can not, or rather, We should no longer be the predators of the biosphere. Obviously, we are part of nature, without having full control of it (we are not responsible for its existence), and yet differ in some essential aspects from other constituents of nature. Unlike other species, it seems that we can change - better or worse - the effects of our actions on nature: this creates a moral responsibility, causal responsibility ....".

As a corollary to that observed on the protection of nature according to the philosophy of wilderness, let us formulate a provocative reflection type: if someone proposed to destroy a great work of art, a museum or a precious Romanesque church would certainly be considered a crazy, but paradoxically it is not considered a fool who decides to destroy ancient woodland to pass a highway or build a sports complex of high mountains, with all the environmental damage that the works involved.

The man was therefore the responsibility to provide for nature conservation because it is the man who destroys it and so is his duty to defend it, unless you want to be thought of as one component of dialectical materialism, which would be given the task of completely subverting the natural environment: this could only be ironic essence of philosophy anthropocentric.

Gary Snyder (1992) masterfully writes: "Thoreau said, 'Give me a wildness no civilization can endure' (Give me a wild world that no civilization can tolerate). Such a thing is not difficult to conceive. It is more difficult to imagine a civilization that the world can tolerate wild. Yet this is precisely what we must try to do. Wildness is not just save the world; wildness is the world. For a long time, Eastern and Western civilizations are on a collision course with the wild and in particular the industrialized countries now have the insane power to destroy not only individual creatures, but whole species, whole processes of the earth. We need a civilization capable of living fully and creatively with the world's wild, be wild with the ..... The wilderness is a place where the wild potential is fully expressed, where a variety of beings, living or not, manifest themselves according to their internal order .....Wilderness means wholeness, entirety. Humans emerge from that totality, and the idea to reaffirm our participation in the assembly of all beings is not a regressive thinking. "

Zunino again writes: ".... who feels the desire for a different relationship with the environment, more tied to the needs of inner beauty and solitude, reflection, enjoyment of beauty, moments of life and the evolving nature more easily understand the need for greater respect, understand that the rights of nature, must have first place and that man is always ready to pull back to visit soon become obvious signs of change that his presence brings, ranging from environmental degradation to the disturbance of wildlife, the loss of certain states of peace and solitude (which are right before our fauna); therefore also ready to give up to nature when it is the case.

Instead, the majority of those who love nature, fauna, flora, and they enjoy physical recreation through it (naturalists, mountain climbers, hikers, hunters, etc..) Rarely pose problems compared to renunciation of one's pleasures to your needs ......... In fact, every category of users to pose natural limits should resign, because there are users and users of dangerous good, and the restriction of freedom all right that allows the compromise to ensure the ability of nature to perpetuate itself in its freedom, because while they are adaptable to our needs, most of the time they are not those of nature .......' Needless to love the Earth, not the pleasures they derive through the use '. E ', unfortunately, almost always the opposite for the vast majority of adherents to the various interest groups, the hunter dall'ornitologo ....".

Zunino wrote again and complete the speech: "The Wilderness Concept is the hypothetical invisible barrier against insurmountable, but the pressures of economic need, and then development of human society, man placed himself in defense of nature, or better to guarantee the its perpetuity. In practice a deliberate renunciation of rights to ensure those of nature. This barrier has been codified for the first time ever in 1964 with a special act of Congress. The areas delimited by this legislative barrier are forever and on principle protected against any proposed amendment to their state of the environment.

Time is now time to begin seriously to fight for the world this concept is applied conservation.

Salvage of the last wilderness on Earth is a priority deferrable, we have too many examples of wild places lost in a few years because they were considered large or resistant to the absence or scarcity of resources or the difficulties of operating profitable businesses. And 'instead because it did not take the slow erosion of land to the great wilderness has evolved with a dramatic exponential growth (the Amazon is the most current) as a result of socio-economic developments unthinkable just a few years ago, and so is for natural resources was discovered in unexpected places, resources, quality and quantity, whose application has reached the summit on world markets (oil, uranium, gas, etc..): and here teaches Antarctica, considered a land barren and desolate and now discovered as an inexhaustible mine of wealth for the whole world! It 'so are the places deemed inaccessible to the technical difficulties to be open pathways: engineering sciences in the last decade have practically solved every technical problem: it is now only a matter of money. If you want to reach civilization by means of roads, dams and buildings of every kind there is no natural barrier that is able to stop or contain the will of man colonizing.

For such a state of things, all based on profit, only one school of thought can oppose effectively. The desire to destroy using colonizing or you can fight only with the opposite intention: to preserve. No utilitarian belief can never take the place in the inner need and moral obligation to preserve something that we love because we feel intimately as our favorite corner from our house.Until you convince us that keeping a place or a region is how to ensure that outsiders respect our material properties (who does not rebel to those who smear the house or the car?), We do not get no law, no action lasting environmental protection: Always accept compromises, compromises that we would consider unacceptable if they were to cover our material possessions. And this is not right. It means that we have not yet reached a social conscience that makes us feel what we all. That is, we will continue to consider what it is all as if it were not for anyone or in any case never ours.

And 'for these reasons rather than serious and lasting ties every day we continue to call on the political establishment of new parks and protected areas just for the satisfaction of these definitions to stamp cartographically limited areas but which have little or Park Reserve and of the nature, accepting labile bonds in order to obtain the simple expressions geographical, indeed, have become the Italian parks, whether national or regional. The 'Parcomania' buckled by hunters there is not a definition to mock the green movement!

The Regional Parks established in recent years, and so many regional and state nature reserves and national parks are designed, are based on so little binding constraints beyond the usually assumed and sometimes futile ban on hunting, very little of defending defined environmental assets such as 'protected areas'.

We run the risk that in the past as was the case for all existing National Parks, you are to lose their best environmental and landscape values after they have been or will be, theoretically, subject to protection! We think such large areas of wilderness were the Gran Paradiso or the Abruzzi or when they are designated in the Stelvio National Parks: 60,000, 30,000 and 70,000 acres of Wilderness! Now that Wilderness has been very little.

Today, such as parks or other reserves ensure that no work or refuge road (not to mention worse!) Be made within their borders after the date of their appointment? Few, if any, in the sense of drive.

Hence the need for a new way of thinking about what conservationist. A current that he discovers and do exactly the Wilderness Concept. It is not a 'Parcomania'. Objective but a choice of places worthy of real protection, separate from those of little environmental value or, worse, with only socio-economic values for which can also be good pseudo constraints of today. A choice, not so much to protect the places to be exploited because of the places to be kept very, biological and psychological necessity, be defended as we defend our gardens, where we spend money to beautify the sole purpose of creating us something nice undisputed to watch and enjoy. Only by taking action and awareness of such an axiom, we will fight to obtain even by the standards we vincolistiche inspired by the Concept of Wilderness, standards to be applied in all existing protected areas and those to be expected in the future establishment, at least defense of the last remaining wilderness areas in the Italian territory. And only then can we defend our right to consider their indisputable, like the right to defend our homes, our real estate, our material goods in general.

Forever Wild could mean for our forever. "

John Muir wrote in a letter to his brother: "First sell 20 acres of meadow near the lake and keep it fenced so that there can not penetrate the cattle .... I want to save untrodden remains of ferns and flowers, and even though I can not see him again, the beauty of the lilies and orchids will be all in my mind that I will rejoice just imagination. "

Our mind henceforth atrophied in an artificial way of life, illusory and superficial, it allows us to conceive, even for a moment, the existence of a nature which has not been manipulated and transformed by man. Our thoughts of men "civilian" does not include more than something that is not human or at least humanized. That's why we appreciate only things that show in some way a "presence" human, even minimal, but always human (wild a path, not beaten and unmarked, is considered "abandoned", impractical, uncomfortable). Everything must always be submissive in any way the work of man. It is hoped that the last areas of the earth that are still immune from the "disease" human remains so forever.

"What I tried to say is that the conservation of wildlife in the world is ... The street is made of wild spaces. The most alive is the wildest. Not yet subdued to man, his presence the invigorates .... When I want to re-create me, I seek the forest more intricate, more dense and more extended, and for the city dweller, the most dismal and swampy. I enter as a sacred place, a sanctum sanctorum. There is the strength, the marrow, of Nature. In short, all good things are wild and free "(HD Thoreau).

John Mitchell in his article (1998) reminds us, to confirm what you said a moment ago: "When we speak of wilderness does not mean only a physical place, nor a management system ...... Wilderness is also a state of mind. An idea at once elusive and earthly as the personal risk, the freedom, solitude and spiritual rest, as concrete as the living earth and the waters that draw the profile. " He added, citing his partner Charles Little: "The earth is a community, Leopold taught. Its waters, soil, plants, animals, form a harmonious whole not for our benefit, but for them. "

And 'right to complete and integrate speech with the words of Aldo Leopold have quoted several times, you must first designation of Wilderness Area of the world, and universally known for his treatises on' "Earth Ethics". A Sand County Almanac opera (1949/1968, translated by F. Zunino): "The Wilderness is the raw material from which man has manipulated the artifact called civilization.

The Wilderness was never a homogenous raw material. It was very different results and the artifacts are, therefore, very different.These differences in the final product we know as culture. The rich diversity in the wilderness of which have come to life.

For the first time in the history of the human species, two changes are imminent. One is the exhaustion of the Wilderness in the most populated portion of the globe. The other is the hybridization of world cultures through modern transport and industrialization. Neither of them can be prevented, or perhaps may be so, since, by some trivial improvements of the changes imposed, certain values can be preserved before they are lost.

For the hot blacksmith at work, the iron on his anvil is an adversary to be conquered. So was the Wilderness, an opponent for the pioneers. But for the blacksmith in repose, able for a moment a glimpse into his world of philosophy, the same raw iron is something to love and cherish, because it gives meaning to his life and determination. This means the preservation of some remnants of Wilderness as museum pieces, to the delight of those who may someday want to see them, live them, or learning about the origins of their cultural heritage. "


Although some steps have a repetition of what is written on the wilderness, are some points (points 1 and 2) the programmatic document of the Italian Association for the Wilderness, so you better focus the importance of certain aspects of the real vision of conservation of nature.


Step 1 - Wilderness as feeling

Like all beauty, even in the vastness of nature in its many aspects and its physical manifestations before they arouse in us of a scientific or cultural interests or to meet recreational needs, arouses emotion. Would be foolish to deny it, each of us with the reflection may be able to go back to that first thrill of discovery of the natural world. Everything else came after our interests, with acculturation. Nature is thus primarily a spiritual heritage to man, and the complex environmental intact and therefore more beautiful in a natural yardstick, are the cathedrals or shrines of this spirituality.

In modern society it may be sick of the spirit so much as in the body, and in these cases the contact with nature, living in nature in a balanced manner becoming contributing members of their community finding ancestral relationship with it, may be one way, and it certainly is for many people, to find the mood that we improve and enhance our civil life with others, our social ethics, so it is a way to improve society in which we live. The nature in this case becomes an indispensable part of our life experience. This is the feeling that the Anglo-Saxons were closely related to the experience of "Wilderness".

In front of a forest destroyed, defaced a mountain, any alteration of the landscape we love or have we loved, we feel within us a spontaneous movement of revolt, which is our first reaction to these crimes. All other reasons, social, cultural, recreational, scientific and economic ones, we list them later, by reasoning. Once again we see, then, how to awaken the spiritual value of our first and most heartfelt interest. Despite this, the tendency is to put these other reasons at the top of our interests, and to make the reasons why we want to protect nature, we come practically to deny to ourselves the emotions we have inside and that is the first ground of revolt, so the very first reason why we must fight to protect the natural heritage (and this applies to artistic works, whose sentimental value is always higher than the market): the view itself without these feelings would not make senseor would be very sterile and cold.

Ultimately, we must protect nature because it is beautiful, because we like and gives us emotions, and especially because he has a right to exist. Those who understand this feeling understood the philosophy of Wilderness. Linking this idea is limited only to the wilderness: the great wild spaces are just the best places, one of the greatest beauty and natural wealth, which guarantee the rights of nature and where our emotional attitude to it is manifested most.

The spiritual needs of human nature are bound to increase, but both capitalism and consumerism are based on a materialistic society that tends to ignore this human need and that is then placed destroying or at least every natural phenomenon to its technological and economic needs and if there is a chance to stop this evolution, not revolution in social systems, but in exalting and advance the values of human feelings, because in them is able to resist UNOCHA strength and conditioning.

The inner motivation are among other things, the only ones that can never be then placed at the fickleness of politicians and administrators territory. Even in the most critical moments of social life will be harder to waive the need to preserve a little of nature, even when faced with serious contingent requirements may deny, in the limits of humanity, the destruction of nature.Such a force does not have any materialistic motivations.


Step 2 - Wilderness as greater respect for nature

Those who feel the desire for a different relationship with the environment, more tied to the needs of inner beauty and solitude, reflection, enjoyment of beauty, moments of life and the evolution of nature, the need to understand more easily than most, understand that the rights of nature, at least in some areas, should have the first place and that man must always ready to pull back to visit soon become obvious signs of change that his presence causes, ranging from environmental degradation to the disturbance of wildlife, the loss of certain states of peace and solitude (which are right before our fauna); therefore also ready to give up to nature when it is the case:

Instead, the majority of those who love nature, fauna, flora, or they enjoy physical recreation through it, rarely poses problems of its renunciation of the pleasures of respect for their needs. Usually, every organization, every interest group, trying to set limits to other organisms or groups of people whose freedom of action threatens their needs. It almost always looks to others, before self-criticism and began to see what its activities should be restricted. The most striking example is the rivalry between naturalists and hunters. The first would abolish all hunting activities seen as a rival to their interests, but almost never poses problems limiting their activities to the observation, study or recreation such as hunting even dangerous in certain situations.


" The wilderness is a spiritual need that each of us carries inside , and from the simple love of beauty to the overwhelming need to feel some loneliness . And ' the discomfort we feel in nature before the work of man, even when this is minimal or has the purpose of preservation or study. The wild water is free to flow, erode , swell and overflow ; is the freedom of flying and running animals; are intact horizons of mountains or flat marshes ; is the immensity of the sky in a landscape of grass ; is the silence of nature and the roar of the waters in the mountain valleys ; the howl of the storm in the forest ; the hiss of the storm and the roar of the avalanche scary ; the slow flight of canceling the space between the mountains ; is the play of the waves on the reef. The wilderness is turning around his eyes and did not see a sign of a man; is to listen and do not hear the noise of man " (Franco Zunino ) .


"The protection of a natural area can certainly have many roles, many purposes , but I think only one has to be the purpose for which it is to be implemented to preserve the land for its own sake . And keep it means , or should mean , to you that is not altered deliberately , it means deciding to subtract it from the logic of development (which is the logic of profit ) that is purely human .

Deciding to keep a place you decide to keep that place for an ancestral behavior , animal, who is our origin , that is the only way to define ourselves in balance with the environment : no deer , no wolves , no bear has ever could or purported to "develop" or " enhance " or " to produce" their own habitat . Simply use it for thousands of years for what it offers them spontaneously and leaving it unchanged for generations . It 's just the man the only species of animal to be out of this " circle of life." (Franco Zunino)